Flávio Bolsonaro vola negli USA dopo la sconfitta elettorale: la questione del passaporto italiano

Dopo la sconfitta contro Lula, il figlio dell'ex presidente Jair Bolsonaro si è trasferito a Miami con la famiglia. Indagato in Brasile per presunti crimini finanziari, contesta il risultato elettorale e dichiara che guiderà l'opposizione dall'estero.

Flávio Bolsonaro vola negli USA dopo la sconfitta elettorale: la questione del passaporto italiano

La sconfitta nelle elezioni presidenziali brasiliane si è trasformata in un nuovo caso politico e diplomatico. Flávio Bolsonaro, senatore e figlio dell'ex presidente Jair Bolsonaro, ha lasciato il Brasile con la sua famiglia per raggiungere Miami, in Florida, dopo aver contestato il risultato del ballottaggio che ha confermato Luiz Inácio Lula da Silva come presidente del Paese.

Il suo arrivo negli Stati Uniti, avvenuto il 28 ottobre 2026 all'aeroporto di Opa Locka, ha sollevato domande sulle modalità dell'espatrio, sulle indagini giudiziarie a suo carico e sull'uso di un passaporto italiano che, secondo quanto riportato dalla stampa, avrebbe ottenuto nel 2023.

La vicenda ha un rilievo internazionale anche per il coinvolgimento dell'amministrazione statunitense di Donald Trump e per il passaggio del politico brasiliano attraverso l'Argentina, guidata da Javier Milei.

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Dopo il voto, Flávio Bolsonaro ha rifiutato di riconoscere la vittoria di Lula, sostenendo senza prove che le elezioni sarebbero state truccate.

Dagli Stati Uniti ha inizialmente rivendicato la presidenza, accusando i suoi avversari di aver manipolato il risultato elettorale.

«Sono io il presidente eletto e i criminali che hanno rubato le elezioni in Brasile fanno parte di un'organizzazione criminale che ha instaurato una tirannia», ha scritto il senatore.

In una successiva dichiarazione ha però cambiato la sua posizione, presentandosi come leader dell'opposizione anziché come presidente eletto.

Bolsonaro ha inoltre annunciato l'intenzione di continuare la sua attività politica dagli Stati Uniti, trasformando la sua permanenza all'estero in una piattaforma per contestare il governo brasiliano.

«Dirò ciò che voi, laggiù, non potete dire, e mi assumerò i rischi che voi non potete correre», ha dichiarato, aggiungendo che nei prossimi giorni presenterà una strategia per mobilitare i sostenitori dell'opposizione.

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La partenza del senatore si intreccia con due procedimenti giudiziari nei quali, secondo quanto riportato dalla stampa brasiliana e internazionale, risulta indagato per ipotesi di corruzione, riciclaggio di denaro ed evasione fiscale.

Uno dei filoni investigativi riguarda una società di scommesse sportive che sarebbe stata utilizzata per riciclare somme provenienti da detrazioni fraudolente sulle pensioni statali.

Il secondo procedimento riguarda invece presunti trasferimenti di milioni di dollari da parte di un banchiere coinvolto in vicende giudiziarie.

Le contestazioni sono ancora oggetto di indagine e non costituiscono un accertamento definitivo di responsabilità.

Secondo le informazioni disponibili, la Corte Suprema brasiliana aveva disposto la consegna del passaporto ordinario e di quello diplomatico di Flávio Bolsonaro. Non è stato chiarito se il senatore avesse effettivamente rispettato il provvedimento prima di lasciare il Paese.

È in questo contesto che assume particolare importanza la notizia del possesso di un documento italiano, che potrebbe avergli consentito di viaggiare nonostante le restrizioni riguardanti i passaporti brasiliani.

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Il caso ha avuto ripercussioni anche in Italia, dove il ministro degli Esteri Antonio Tajani è intervenuto per chiarire le circostanze nelle quali Flávio Bolsonaro e i suoi fratelli hanno ottenuto la cittadinanza italiana.

Secondo il titolare della Farnesina, i documenti sarebbero stati rilasciati in applicazione della precedente normativa sul riconoscimento della cittadinanza per discendenza, il cosiddetto ius sanguinis.

«Il passaporto non è stata una concessione, gli spettava con la vecchia legge», ha dichiarato Tajani, spiegando che il riconoscimento derivava dai requisiti previsti dalla legislazione allora vigente.

Il ministro ha sottolineato anche la differenza rispetto alle norme attuali.

«Con l'attuale legge, sarebbe stato molto più complicato», ha osservato, ricordando che il governo italiano ha introdotto criteri più restrittivi per il riconoscimento della cittadinanza ai discendenti di italiani residenti all'estero.

La questione rimane delicata perché il possesso del passaporto italiano è stato indicato da diverse fonti come uno degli elementi che avrebbero facilitato l'espatrio del senatore.

Non risulta tuttavia definitivamente chiarito quale documento sia stato utilizzato in ciascuna fase del viaggio.

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La ricostruzione degli spostamenti di Flávio Bolsonaro indica un itinerario articolato attraverso più Paesi dell'America Latina.

Secondo quanto comunicato dalle autorità argentine per l'immigrazione, il senatore avrebbe attraversato il confine con l'Argentina nella notte di martedì insieme alla moglie Fernanda Antunes Figueira Bolsonaro e alle figlie Carolina e Luiza.

L'ingresso sarebbe avvenuto attraverso il ponte internazionale Tancredo Neves, che collega il Brasile alla provincia argentina di Misiones.

Le autorità di Buenos Aires hanno precisato che i quattro viaggiatori disponevano di documenti validi e che, al momento del controllo, non risultavano impedimenti legali all'ingresso.

Successivamente, la famiglia avrebbe raggiunto l'Ecuador a bordo di un volo privato operato dalla compagnia Baires Fly S.A., prima di proseguire verso gli Stati Uniti.

La sequenza degli spostamenti ha alimentato interrogativi politici in Argentina, dove le opposizioni hanno presentato un'interrogazione parlamentare per ottenere chiarimenti sul transito del senatore brasiliano.

Il coinvolgimento dell'Argentina assume particolare significato alla luce dei rapporti politici tra il presidente Javier Milei, Donald Trump e l'area conservatrice brasiliana.

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La presenza di Flávio Bolsonaro negli Stati Uniti ha aperto un ulteriore fronte diplomatico.

Secondo quanto riferito dal Wall Street Journal, l'amministrazione Trump avrebbe autorizzato l'ingresso del senatore e della sua famiglia attraverso un permesso umanitario che consente una permanenza di un anno.

Donald Trump avrebbe approvato personalmente l'operazione, mentre il segretario di Stato Marco Rubio si sarebbe attivato per le procedure relative ai visti.

La decisione rappresenta un sostegno politico significativo per Bolsonaro, che intende continuare dagli Stati Uniti la propria attività di opposizione.

Il presidente americano ha comunque cercato di evitare un coinvolgimento diretto nella controversia elettorale brasiliana.

«Bolsonaro e la sua famiglia hanno subito un trattamento molto ingiusto», ha dichiarato Trump ai giornalisti, salvo aggiungere: «Non intendo commentare la questione. Non voglio essere coinvolto».

Una posizione che evidenzia la volontà di mantenere una vicinanza politica alla famiglia Bolsonaro senza trasformare necessariamente il caso in uno scontro diplomatico aperto con il governo di Brasilia.

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Dal Brasile, il presidente Luiz Inácio Lula da Silva ha commentato duramente la decisione del suo avversario di lasciare il Paese.

«Mi dispiace che abbia lasciato il Brasile, perché avrebbe potuto restare qui e dimostrare che le accuse non sono vere», ha dichiarato.

Lula ha poi definito la partenza del senatore «un gesto vergognoso», sottolineando implicitamente la necessità che le vicende giudiziarie vengano affrontate davanti alle istituzioni brasiliane.

La fuga all'estero rischia così di aggravare la polarizzazione politica in un Paese già attraversato da profonde divisioni tra i sostenitori del presidente e l'area conservatrice legata alla famiglia Bolsonaro.

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La scelta di Flávio richiama quanto accaduto al padre Jair Bolsonaro dopo la sconfitta nelle presidenziali del 2022.

Anche l'ex capo dello Stato aveva raggiunto la Florida dopo il voto, per poi rientrare in Brasile alcuni mesi più tardi.

Il suo percorso politico e giudiziario è stato successivamente segnato dalle indagini relative al tentativo di sovvertire il risultato elettorale e agli eventi dell'8 gennaio 2023, quando migliaia di sostenitori dell'ex presidente assaltarono le sedi delle principali istituzioni federali a Brasilia.

Jair Bolsonaro è stato condannato a 27 anni di reclusione per il tentativo di colpo di Stato e, secondo le informazioni riportate, si trova agli arresti domiciliari.

Il nuovo caso che coinvolge il figlio Flávio ripropone dunque il rapporto conflittuale tra una parte della destra brasiliana e le istituzioni giudiziarie del Paese.

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