Link to Dalle cure odontoiatriche ai percorsi materno-infantili, il modello nato dalla collaborazione tra Comunità di Sant'Egidio, Ospedale Isola Tiberina – Gemelli Isola e Deloitte compie tre anni e punta a rendere la salute accessibile alle persone più vulnerabiliDalle cure odontoiatriche ai percorsi materno-infantili, il modello nato dalla collaborazione tra Comunità di Sant'Egidio, Ospedale Isola Tiberina – Gemelli Isola e Deloitte compie tre anni e punta a rendere la salute accessibile alle persone più vulnerabili
Oltre mille pazienti assistiti, 3.660 prestazioni specialistiche erogate, 85 ricoveri ospedalieri e 35 bambini nati. Sono i numeri raggiunti dal Progetto San Bartolomeo, l'iniziativa nata nel 2023 dalla collaborazione tra Comunità di Sant'Egidio, Ospedale Isola Tiberina – Gemelli Isola, Fondazione dell'Ospedale, Deloitte e Fondazione Deloitte per garantire l'accesso alle cure a persone in condizioni di fragilità sociale ed economica. Un traguardo celebrato il 23 giugno nell'Aula Magna dell'ospedale romano, dove i promotori del progetto hanno fatto il punto sui risultati ottenuti e sulle prospettive future di un modello che ha già consentito di assistere persone provenienti da oltre 75 Paesi, molte delle quali avrebbero probabilmente rinunciato alle cure a causa di ostacoli economici, linguistici, burocratici o culturali.
Tra i promotori dell'iniziativa, un ruolo centrale è stato svolto da Deloitte e Fondazione Deloitte, che hanno contribuito alla costruzione e allo sviluppo del modello di governance del progetto, basato sulla collaborazione tra mondo sanitario, terzo settore e imprese.
A margine dell'evento, Andrea Poggi ha sottolineato come la capacità di generare impatto sociale passi innanzitutto dalla creazione di connessioni tra soggetti diversi. «Possiamo svolgere un ruolo importante perché abbiamo la possibilità di mettere in relazione il mondo delle imprese, le istituzioni e il terzo settore. Molto spesso la capacità di raggiungere risultati concreti dipende proprio dalla capacità di mettere insieme competenze differenti». Secondo Poggi, il valore aggiunto di Deloitte risiede proprio nella possibilità di condividere conoscenze, analisi e competenze maturate in contesti diversi, favorendo la collaborazione tra realtà che perseguono obiettivi comuni.
Guardando ai risultati raggiunti dal Progetto San Bartolomeo, Poggi ha evidenziato come l'iniziativa rappresenti un esempio concreto di questo approccio. «Oltre mille pazienti presi in carico in tre anni, provenienti da 75 Paesi diversi, e più di 3.600 prestazioni erogate dimostrano che, mettendo insieme competenze già esistenti, è possibile generare un impatto sociale reale». Un modello che, secondo Deloitte, può contribuire a rafforzare anche il sistema sanitario: «Crediamo molto nel valore della connessione tra pubblico, privato e terzo settore. Attraverso la collaborazione e la condivisione di dati, conoscenze e competenze è possibile ampliare la capacità di risposta del sistema e garantire un livello di assistenza più efficace e inclusivo per le persone».
Sulla stessa linea Guido Borsani, Presidente di Fondazione Deloitte, che ha individuato nell'equità il principio guida dell'azione della Fondazione. «Nei diversi ambiti in cui operiamo – dall'educazione alla cultura fino alle emergenze sociali – cerchiamo sempre di mettere al centro il tema dell'equità». Nel caso del Progetto San Bartolomeo, ha spiegato, questo concetto si traduce nella necessità di rendere realmente accessibili le cure anche a chi incontra ostacoli economici, sociali o culturali. «È ancora più stridente pensare che, in un Paese riconosciuto per l'eccellenza clinica e medica, ci siano persone provenienti da tanti Paesi diversi, ma anche molti italiani, che non riescono ad accedere alle cure di qualità che il sistema sanitario è in grado di offrire».
Borsani ha inoltre ricordato il contributo operativo fornito da Deloitte e Fondazione Deloitte fin dall'avvio dell'iniziativa. «Abbiamo messo a disposizione il nostro network di professionisti e le loro competenze, inizialmente per progettare servizi e percorsi accessibili ai pazienti». Un impegno proseguito nel tempo attraverso il monitoraggio delle attività e la valutazione dei risultati raggiunti. «Oggi stiamo lavorando insieme ai partner del progetto per immaginare come far evolvere ulteriormente questa esperienza e ampliarne l'impatto sociale».
Ad aprire i lavori è stato Leonardo Gallitelli, Presidente dell'Ospedale Isola Tiberina – Gemelli Isola, che ha richiamato la vocazione storica dell'ospedale: «L'Isola Tiberina è una culla millenaria della cultura assistenziale. Oggi raccontiamo i risultati del Progetto San Bartolomeo, ma soprattutto raccontiamo persone, storie e percorsi di cura». Gallitelli ha ricordato il traguardo raggiunto: «Abbiamo assistito oltre mille pazienti e accompagnato 35 nascite. Rinnoviamo il nostro impegno in una solidarietà che genera serenità negli assistiti». Un'esperienza che, ha aggiunto, «ci richiama alla sintesi morale della nostra missione: restare fedeli all'assistenza e al principio del prendersi cura, che rappresenta la cifra distintiva dell'Ospedale Isola Tiberina».
Nel messaggio inviato per l'occasione, letto in sala dallo stesso Gallitelli, il Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato della Santa Sede, ha invitato tutti i soggetti coinvolti a proseguire nell'opera di sostegno ai più fragili, promuovendo «un servizio aperto a tutti, senza distinzione di nazionalità o religione».
Per Marco Impagliazzo, Presidente della Comunità di Sant'Egidio, il Progetto San Bartolomeo rappresenta «un programma di democrazia sanitaria» e un esempio di innovazione sociale. «Spesso incontriamo donne sole con bambini, una fascia particolarmente vulnerabile della popolazione», ha spiegato. Impagliazzo ha poi ricordato che «il diritto alla salute è una delle più grandi conquiste del Novecento e dobbiamo evitare che il XXI secolo la ridimensioni». Fondamentale, secondo il presidente di Sant'Egidio, il lavoro sulla lingua e sull'integrazione: «L'aspetto linguistico è molto delicato. Per questo abbiamo costruito una rete di scuole di italiano che aiuta le persone a orientarsi e ad accedere alle cure».
Il valore della collaborazione tra soggetti diversi è stato sottolineato da Fabio Pompei, CEO Deloitte Central Mediterranean. «Avere garantito cure a persone provenienti da 75 Paesi in appena tre anni è un risultato straordinario», ha affermato. «Dimostra come la sinergia tra pubblico, privato e terzo settore possa dare vita a iniziative capaci di generare un forte impatto sociale». L'auspicio, ha aggiunto, è che «progetti come questo possano crescere e diventare sempre più ampi».
Entrando nel merito dell'attività clinica, Giusi Lecce, Medico referente del Progetto per la Comunità di Sant'Egidio, ha raccontato il lavoro di presa in carico svolto quotidianamente. «I pazienti riemergono da un anonimato amministrativo che spesso impedisce loro di accedere alle cure. La cosa più importante è che nessuno rimane da solo». Lecce ha evidenziato come la vulnerabilità riguardi non soltanto i migranti ma anche molti cittadini italiani: «Tra i pazienti troviamo persone provenienti dai corridoi umanitari, donne arrivate dalla Libia in gravidanza avanzata, ma anche tanti italiani che faticano ad accedere alle cure odontoiatriche». Un fenomeno che, ha osservato, rappresenta «un indicatore sempre più evidente delle difficoltà di accesso alla sanità». Oggi il progetto opera nei settori della ginecologia e ostetricia, della senologia, dell'odontoiatria e, più recentemente, dell'ortopedia e dell'oculistica.
Il valore umano dell'iniziativa è stato raccontato da Ahmad Al Khoder, Mediatore di odontoiatria della Comunità di Sant'Egidio. «La cosa più bella è vedere il cambiamento nelle persone», ha detto. «Il progetto ha restituito anni di vita che le difficoltà avevano sottratto».
Particolarmente incisivo l'intervento di Marco Di Dio, Responsabile UOS Odontoiatria dell'Ospedale Isola Tiberina – Gemelli Isola, che ha posto l'accento sul tema delle cure dentistiche. «Per noi il sorriso è un gesto spontaneo, quasi un biglietto da visita. Per chi vive ai margini della società o è costretto a fuggire dal proprio Paese non è così». Secondo Di Dio, la mancanza di accesso alle cure odontoiatriche rappresenta «un ulteriore elemento di vulnerabilità e vergogna». E ha aggiunto: «Se il Servizio sanitario nazionale, pur con tutte le sue difficoltà, riesce ad arrivare quasi ovunque, l'odontoiatria resta ancora fuori da questo circuito. È un problema che oggi riguarda anche il ceto medio». Da qui l'auspicio: «Sarebbe bello che il progetto venisse ulteriormente implementato. San Bartolomeo ci insegna che si può migliorare. È un'opera di grande civiltà».
A chiudere la sessione delle testimonianze è stata Aurora Poggi, Infermiera dell'Ospedale Isola Tiberina – Gemelli Isola, che ha richiamato l'importanza dell'accompagnamento. «Molti passaggi diventano complicati quando non si conoscono e manca un sostegno familiare. La solitudine pesa moltissimo». Per questo, ha spiegato, «l'accompagnamento resta il punto di forza del progetto». Poggi ha ricordato che «molte storie di malattia rischiano di non arrivare a un esito positivo quando manca una relazione di sostegno» e che «il tempo della relazione è parte integrante della cura».
Sul valore sociale dell'iniziativa si è soffermata anche Silvana Perfetti, Chair Deloitte Central Mediterranean, che ha invitato a leggere i numeri del progetto andando oltre il dato statistico. «Oggi parliamo di oltre mille persone prese in carico provenienti da 75 Paesi diversi, ma soprattutto di storie che raccontano inclusione, fiducia e accesso alle cure». Perfetti ha sottolineato come la composizione dei beneficiari restituisca l'immagine di una società attraversata da fragilità sempre più complesse, che non riguardano esclusivamente i migranti ma coinvolgono anche una quota significativa di cittadini italiani. «Dietro il bisogno sanitario spesso si nascondono ostacoli economici, culturali, linguistici e sociali che rischiano di allontanare le persone dai percorsi di prevenzione e cura. Il valore del Progetto San Bartolomeo è proprio quello di riuscire a costruire un ponte capace di superare queste barriere».
Perfetti ha poi posto l'accento sulla forte presenza femminile tra i beneficiari del progetto. «Due persone assistite su tre sono donne. È un dato che ci interroga e che ci ricorda quanto sia importante guardare anche alla salute attraverso una prospettiva di genere». Garantire l'accesso alle cure alle donne, ha spiegato, significa generare effetti positivi che si estendono ben oltre la singola persona. «Non possiamo parlare di benessere delle famiglie e delle comunità senza partire dalla salute e dal benessere delle donne. Metterle nelle condizioni di curarsi significa favorire autonomia, inclusione, partecipazione al lavoro e alla vita sociale».
L'attenzione alle fragilità e alle persone che rischiano di rimanere escluse dai percorsi di cura è stata al centro anche dell'intervento di Sergio Alfieri, Direzione Area Clinico-Scientifica dell'Ospedale Isola Tiberina – Gemelli Isola, che ha richiamato le parole di Papa Francesco e il suo invito a «non dimenticarsi degli invisibili», spiegando come il Progetto San Bartolomeo sia nato proprio dalla volontà di dare una risposta concreta a chi rischia di restare escluso dai percorsi di cura.
Alfieri ha ricordato che la nascita dell'iniziativa è stata possibile grazie all'incontro tra soggetti diversi – l'Ospedale Isola Tiberina, la Comunità di Sant'Egidio e Deloitte – ma soprattutto grazie a una vocazione già radicata nella storia della struttura. Molti si chiedono perché un'iniziativa di questo tipo sia nata proprio sull'Isola Tiberina e non altrove, ha osservato, spiegando che la risposta risiede nella tradizione dell'ospedale, da sempre vicino ai poveri e alle persone più fragili. Alfieri ha inoltre richiamato il ruolo svolto da Papa Francesco durante il delicato passaggio che ha portato al rilancio dell'ospedale, sottolineando come il Pontefice abbia più volte ribadito la necessità di preservarne la missione sociale e assistenziale. In questo senso, il Progetto San Bartolomeo rappresenta oggi una delle espressioni più concrete di quella eredità.
A chiudere l'incontro è stato Giovanni Arcuri, Direttore Generale dell'Ospedale Isola Tiberina – Gemelli Isola, che ha richiamato il significato più profondo dei risultati raggiunti. «Mille pazienti e oltre 3.600 prestazioni non sono soltanto numeri. Il vero valore del progetto è la presa in carico delle persone e la costruzione di percorsi di cura per chi rischia di essere lasciato ai margini». Arcuri ha sottolineato come l'esperienza abbia permesso all'ospedale di riscoprire la propria identità più autentica, «quella di una struttura cattolica vicina alle persone e capace di mettere al centro la relazione e la cura».
Un percorso che, ha concluso, necessita di un impegno condiviso anche per il futuro: «Dietro quei numeri ci sono risorse, responsabilità e persone che scelgono ogni giorno di stare accanto agli ultimi. È su queste fondamenta che vogliamo continuare a costruire il futuro del Progetto San Bartolomeo».
Secondo i dati presentati durante l'incontro, il 70% dei pazienti presi in carico è costituito da donne, oltre 140 minori hanno beneficiato di cure odontoiatriche specialistiche e più di un terzo degli assistiti ha potuto contare su un percorso di follow-up continuativo. Numeri che confermano la capacità del Progetto San Bartolomeo di trasformare il diritto alla salute in una possibilità concreta per persone che spesso si trovano ad affrontare contemporaneamente vulnerabilità economiche, sociali e culturali.
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